Istituto superiore di biomeccanica neuro mio fasciale | AIFIMM Provider ECM n 1701 – Provider CPD n 21418

Disturbi cranio-cervico-mandibolari: quando il dolore alla mandibola viene dal collo e viceversa

dott. Mauro Lastrico dott.ssa Laura Manni

Scarica documento completo

La disfunzione dell'articolazione temporo-mandibolare è raramente una causa primaria. Nella maggior parte dei casi è la manifestazione finale di alterazioni che originano in altri distretti corporei. L'analisi biomeccanica identifica tre percorsi attraverso cui si sviluppano i disturbi cranio-cervico-mandibolari e fornisce criteri per distinguere quando il problema è dentale, sensoriale o muscolare — una distinzione che determina la strategia terapeutica.

Il documento PDF allegato, scaricabile gratuitamente, sviluppa l'analisi completa con immagini.

 

Tre percorsi, tre origini diverse

Il primo percorso origina da un'alterazione del rapporto scheletrico mandibolo-cranico. Un problema strutturale a livello dentale attiva compensazioni muscolari che producono deviazione mandibolare, compressione articolare e sintomi alla ATM. L'accorciamento muscolare è secondario.

Il secondo percorso origina da disturbi dell'input sensoriale — visivo o uditivo. L'informazione sensoriale alterata determina compensazioni muscolari cranio-cervico-scapolari che modificano la posizione delle vertebre e dell'osso ioide, coinvolgendo secondariamente i muscoli della ATM. Anche qui l'accorciamento è secondario.

Il terzo percorso origina direttamente nel sistema muscolare. L'accorciamento cranio-cervico-scapolare, senza cause strutturali o sensoriali identificabili, altera la posizione delle vertebre e dello ioide, con coinvolgimento secondario della ATM. L'accorciamento è primario.

La distinzione tra accorciamento primario e secondario determina la strategia terapeutica. Se la causa è dentale, il trattamento muscolare da solo non stabilizza i risultati. Se la causa è muscolare primaria, il lavoro sui muscoli può produrre risoluzione della sintomatologia.

Tre problemi occlusali con conseguenze sistemiche

Differenza di altezza dentale: quando un'arcata contiene denti troppo corti o troppo lunghi, i muscoli masticatori agiscono in modo asimmetrico e con intensità maggiore del necessario. Il condilo mandibolare sul lato dei denti "corti" risale verso la fossa temporale. La mandibola compie un movimento torsionale. L'attivazione muscolare asimmetrica determina il coinvolgimento di altri distretti attraverso i muscoli ioidei.

Spazio libero interocclusale eccessivo: con i denti globalmente troppo corti, i muscoli anteriori alla colonna cervicale, prendendo T3 come punto fisso, spostano l'intera testa in avanti con aiuto sinergico degli scaleni. Le arcate dentali si avvicinano, scaricando il lavoro dei muscoli masticatori. Ma lo spostamento anteriore della testa modifica il baricentro corporeo e attiva compensazioni in tutto il sinusoide vertebrale.

Spazio libero ridotto o assente: i muscoli posteriori alla colonna cervicale si attivano per estendere il cranio posteriormente e consentire l'apertura della bocca, scaricando il lavoro dei muscoli ioidei.

Il meccanismo del blocco mandibolare

I muscoli di chiusura — masseteri, temporali, pterigoidei mediali — sono vettorialmente dominanti sugli ioidei. Se i muscoli di chiusura sono accorciati, l'apertura della bocca diventa limitata o impossibile.

Poiché l'apertura della bocca è una funzione prioritaria, interviene una strategia compensatoria: gli pterigoidei laterali, anziché limitarsi alla funzione di controllo, prendono le inserzioni craniche come punto fisso e tirano i condili in avanti, determinando un'apertura "a scatto" della mandibola. L'apertura avviene in sublussazione, in direzione della cresta temporale. La sublussazione è quindi una conseguenza, non la causa del problema.

Test diagnostici

Il test di chiusura valuta lo spostamento verso l'alto del condilo nella fossa temporale — sempre determinato da un problema dentale. L'operatore posiziona i mignoli nei condotti uditivi del paziente e percepisce il contatto scheletrico durante la chiusura.

Il test di apertura identifica l'intervento compensatorio degli pterigoidei laterali. L'operatore percepisce un'accelerazione del movimento mandibolare che segnala la sostituzione degli ioidei da parte degli pterigoidei. Più precoce è l'accelerazione, più grave è il problema indotto dall'accorciamento dei muscoli di chiusura.

Il test del bite distingue tre condizioni. Bite negativo: nessuna variazione nei rapporti scheletrici — i denti non interferiscono con il sistema miofasciale. Bite positivo con correzione: miglioramento evidente dei rapporti scheletrici — i denti interferiscono e l'invio allo specialista è appropriato. Bite positivo con peggioramento: la posizione dei denti non è il problema primario e l'intervento gnatologico in quel momento creerebbe un fattore disturbante aggiuntivo.

Consulta l'elenco completo degli articoli facenti parte del modello AIFIMM

Scarica l'e-book gratuito: fondamenti fisici e clinici del modello AIFiMM.

Applicazioni formative del modello

I principi biomeccanici sistemici applicati all’articolazione temporo-mandibolare vengono approfonditi nei percorsi formativi AIFiMM, in particolare:

AIFiMM Formazione Mezieres
PROVIDER ECM N 1701 – PROVIDER CPD N 21418

Via San Vincenzo 95/7, 16121 Genova
P. IVA / CF 01412130997 - IBAN: IT95E0503401406000000001738
info@aifimm.it - (+39) 0105 761271

Seguici su:

  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • Assistenza tecnica

Copyright © 2026 AIFiMM Formazione Mézières Provider E.C.M. n. 1701. Tutti i diritti riservati.