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Oltre le catene muscolari: il sistema muscolo-scheletrico come sistema complesso

dott. Mauro Lastrico - dott.ssa Laura Manni

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Il concetto di "catene muscolari" descrive un fenomeno reale — i muscoli operano in sistemi interconnessi — ma lo spiega con un modello lineare che non rende conto di ciò che si osserva in clinica: perché piccole disfunzioni generano sintomi diffusi, perché le compensazioni sono spesso imprevedibili, e perché il corpo sviluppa strategie adattative che non possono essere dedotte dall'analisi dei singoli elementi. La teoria dei sistemi complessi fornisce il quadro fisico-matematico che trasforma queste osservazioni empiriche in analisi quantificabili.

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Dall'empirismo alla scienza

Il concetto di catena cinematica risale a Reuleaux (1875). Dagli anni '40, diversi ricercatori in fisioterapia — Mézières in Francia, poi Souchard, Busquet, Myers — hanno osservato che gruppi di muscoli poliarticolari si comportano come sistemi funzionali integrati. Queste intuizioni cliniche, inizialmente prive di modelli matematici rigorosi, hanno evidenziato fenomeni reali che la fisica dei sistemi complessi può oggi spiegare formalmente.

Quattro caratteristiche dei sistemi complessi

Prima: interdipendenza e interazione

In un sistema complesso, tutti gli elementi sono interdipendenti. Ogni azione segmentaria localizzata su una regione corporea determina adattamenti nelle regioni adiacenti. Questi adattamenti possono essere correttivi o aggravanti.

L'esempio clinico: si chiede a un paziente con rotazione interna dei femori di correggerla attivamente. La correzione locale produce flessione anteriore del tronco, spostamento laterale, abduzione dell'arto superiore, allargamento della base d'appoggio — un aggravamento sistemico maggiore della correzione ottenuta. Anche una richiesta teoricamente a basso dispendio energetico, come la derotazione omerale, può attivare co-contrazioni degli adduttori scapolari, del gran dorsale e del sottoscapolare, producendo compressione delle vertebre toraciche.

Le auto-correzioni — il genitore che dice al bambino di "stare diritto", le correzioni allo specchio — possono nascondere il rischio di aggravamento strutturale.

Seconda: la comprensione è solo sistemica

La funzione può essere compresa solo considerando il sistema nel suo insieme. Il sintomo può essere espressione di un disturbo locale, un disturbo riferito, o un disagio sistemico. Per identificare l'origine centrale di sintomi periferici è necessaria un'analisi muscolo-scheletrica globale.

Terza: abilità emergenti e momenti sostitutivi

Il sistema genera soluzioni che non possono essere previste dall'esame dei singoli elementi. Quando i muscoli anatomicamente assegnati a un'azione sono subdominanti per eccesso di Forza Resistente degli antagonisti, il sistema li integra o li sostituisce con muscoli che, secondo l'analisi vettoriale lineare, non dovrebbero entrare in gioco. Il "cosa" ha priorità sul "come".

I muscoli che tendono a essere sostituiti sono prevedibili secondo la logica matematica delle coppie di forza: infraioidei, dentato anteriore, retto addominale, tricipite brachiale, quadricipite femorale e monoarticolari in generale. Sono gli stessi muscoli che nella letteratura storica sulle catene muscolari erano empiricamente identificati come "elementi non integrati" — ora trovano una spiegazione matematica nella teoria delle coppie di forza.

L'obiettivo terapeutico non è rinforzare i muscoli subdominanti, ma liberarli dall'interferenza dei muscoli dominanti attraverso il recupero della lunghezza dei muscoli in eccesso di Forza Resistente.

Quarta: equilibrio al margine del caos

Il sistema opera con massima efficienza quando la Forza Lavoro domina sulla Forza Resistente. In questa condizione, piccoli segnali possono modificare lo stato del sistema con minimo dispendio energetico. Se la Forza Resistente aumenta, il sistema diventa rigido e si allontana dal margine del caos. Si innesca un circuito auto-rinforzante: disallineamento dei baricentri → aumento del tono basale → accorciamento connettivale → ulteriore disallineamento.

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